Senza fine?

Oggi Il Manifesto titola Senza fine: come i suoi guai finanziari, ma anche come i giornalisti (e i lettori) si augurano sia la sua uscita in edicola. Siamo arrivati (sembra) all’ennesimo momento più difficile della storia quarant..ecceteraeccetera del quotidiano comunista, il Governo ha ordinato la liquidazione coatta. 

Il Manifesto lo leggo ogni tanto, è interessante, ben scritto, politicamente originale e approfondito; ma lo leggevo più spesso una volta, perchè costa troppo, le pagine culturali sono insopportabilmente elitarie e in più non sopporto Norma Rangeri, che m’immagino sempre nel suo studiolo circondata dai suoi motti politico-esistenziali: “Tremolanti di tutto il mondo, unitevi!” o “La petulanza al potere”, o giù di lì. Ma queste sono mie opinioni personali, chi se ne importa direte voi: bè, il fatto è che i lettori del Manifesto sono molti pochi (poco più di 19 mila al giorno le copie vendute nel 2010), e quindi rappresento un campione non infinitesimale dei suoi lettori.

Se chiudesse, mi dispiacerebbe molto (per i motivi di cui sopra), soprattutto per le persone che ci lavorano (con stipendi da 1300€ netti al mese), che ci credono, che ci investono (è una cooperativa, senza padroni); mi dispiacerebbe anche per me, e per i lettori che sentono il bisogno di avere un’alternativa reale e interessante alla sinistra della propria edicola, anche se magari non lo comprano. Mi dispiacerebbe, perchè non sono un fanatico dello stopaifinanziamentipubblici: mi piace distinguere, e distinguo fra sovvenzionare una cooperativa che fa un giornale vero e Mastella che vende il Campanile. Mi dispiacerebbe, infine, perchè il Manifesto è la prova lampante delle storture di un mercato pubblicitario che non funziona solo seguendo le mitiche logiche di mercato, ma anche, spesso e volentieri, seguendo propositi politici.

Ma questa non dovrebbe essere una sorpresa; non lo è per noi, lettori/fiancheggiatori del Manifesto, e nemmeno, tanto meno, per chi il Manifesto lo dirige e delle cui finanze si deve occupare tutti i giorni. Non possiamo recriminare perchè ciò che pensiamo e diciamo si avvera: possiamo (dobbiamo!) mostrarlo, rivelarlo, esibirlo sulla testata, farne volantini, quello che vi pare. Ma non addebitare la chiusura a spalle diverse dalle nostre: non è colpa dell’Eni o della Montedison che ci fanno poca pubblicità, e magari la fanno su giornali che vendono la metà, ma è colpa di un universo Manifesto (lettori e autori) che è, semplicemente, troppo piccolo. Troppo piccolo per sopravvivere da sè e troppo troppo piccolo per dire che la chiusura è un attacco alla democrazia. Non sono quei quattro fogli la porta chiusa per l’orda barbarica e se ne teneste conto mentre scrivete i vostri editoriali, cari redattori, ne trarreste beneficio in simpatia (anche se capisco vi servano più i soldi che la simpatia; ma forse si possono avere entrambe).

Detto questo, un sentito in bocca al lupo.

09. febbraio 2012 di Jan
Categoria: cultura, pensieri, politica | Tags: , , , , | 1 commento

Un commento

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