Provaci ancora, Pier

Le primarie di Genova hanno candidato Marco Doria, appoggiato da SEL, a sindaco di Genova per il centrosinistra. Ha preso il 46%, contro il 27 del sindaco uscente Marta Vincenzi e il 23 della candidata PD Roberta Pinotti. Hanno votato in venticinquemila, diecimila in meno rispetto alla precedente consultazione (colpa anche del maltempo, ma evidentemente non solo). Fin qui, i dati. Da qui, le polemiche (sempre le stesse, con un giro di campo in più sulle spalle).

Attaccare il Partito Democratico – lo dico da critico e non-elettore – è, in questo caso, un gesto abitudinario, un riflesso condizionato: quando c’è gara, il PD – se le perde – ha la colpa di perderle (di solito capita, quando si combatte: a volte si perde, a volte si vince); quando non c’è gara, il PD ha la colpa di organizzare “primarie fasulle”. Quindi no, organizzare primarie (che per definizione si possono perdere) è comunque un merito.

Detto questo, il fatto è che il PD le perde troppo spesso. Ne ha anche vinte (uno che legge i giornali potrebbe non essersene accorto): Torino, Bologna, quest’anno Pistoia, Parma e altre. Però ne ha perse tante, e importanti: Milano, Cagliari, ora Genova (Napoli è un’altra storia riconducibile a un filone comune). E questo è un sintomo di una mancanza di autorevolezza che, è indubbio, il PD sconta; in primis fra la sua gente, quella che lo vota alle elezioni, che lo ha sempre votato, ma che, nel rifugio delle primarie dove non ci sono berluschini da arginare ma preferenze da esprimere, si sentono liber(at)i di votare con voglia ed entusiasmo, quello che il PD ha smarrito da anni (da prima del PD).

Gli sfoghi di Marta Vincenzi* generosamente ospitati da Twitter sono un termometro molto più significativo delle percentuali della sconfitta: sono il segno di un livore, una megalomania, un protagonismo che nulla hanno da spartire con ciò che la politica, almeno a sinistra, dovrebbe essere: spirito di servizio, gioco di squadra, subordinazione del proprio ego (decisamente resistibile, nel curioso caso di Marta Vincenzi) a un progetto complessivo, entusiasmo (ancora lui).

Fossi in Bersani, vorrei il numero dello psicologo della Vincenzi e lo forzerei a violare il segreto professionale, per il bene del Partito: avrebbe molte cose da dirmi. Poi continuerei a fare le primarie, avvantaggerei candidature con un profilo più chiaro e alternativo e ogni tanto le perderei (magari meno spesso di ora). Fallo tu, Pier.

* Gli highlights del delirio:

Basta con sta fissa delle infrastrutture, di Smart cities. Vuoi mettere come e’ meglio parlare di beni comuni? Specie se benedisce Don Gallo

Vuoi mettere come e’ rassicurante e linguisticamente corretto avere un sindaco!

Comunque a IPAZIA e’ andata peggio. Oggi le donne riescono a non farsi uccidere quando perdono.

13. febbraio 2012 di Jan
Categoria: politica | Tags: , , , , , , , | 2 commenti

Commenti (2)

  1. Assurda la reazione della Vincenzi, il bello è che ha sparato tipo 9 tweet durante la stessa ora dicendo stronzate vittimistiche/inutili. e poi un’ora dopo ne ha messi online un’altra decina! povera sinistra

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