Il gioco dei calci

Il finale della serie A è il più appassionante da molti anni a questa parte: scudetto, accesso alla Champions League e all’Europa League e salvezza sono ancora in bilico, a due giornate dalla fine. Ciò nonostante, il calcio italiano – nel suo complesso – è sprofondato a livelli che ormai definire scadenti, infimi, vergognosi è vano esercizio retorico. É sprofondato, punto. Sempre più lontano dagli altri mondi calcistici europei – che pure avevano problemi più grossi dei nostri, vedi hooligans a Francia ’98. L’ultimo episodio è la scazzottata Delio Rossi-Ljajic, ma è veramente l’epilogo (c’è da giurarci, parziale) di una serie che mai come quest’anno sembra srotolarsi implacabile: a partire dall’immancabile scandalo del calcioscommesse (un evergreen), fino alle forche caudine degli ultras genoani padroni del Marassi e della dignità dei calciatori, passando per i settimanali cori razzisti (che la dirigenza Juve sconsiglia tramite volantino “perchè si rischiano squalifiche e multe”, e non perchè è una vergogna degna di animali) o la ridicola rissa a fine partita tra calciatori e dirigenti di Udinese e Lazio. Una costellazione significativa che trova, a mio avviso, nell’episodio di ieri un astro simbolico utile per decifrarne l’intero movimento, e per trovare eventuali soluzioni (sarà dura, e lunga).

Nessuno, tranne i diretti interessati, sa che cosa Ljajic abbia detto a Delio Rossi, nè che cosa eventualmente non andasse fra i due già da prima. Tutti sanno anche che Delio Rossi si è sempre dimostrato allenatore equilibrato, rispettoso e misurato. Ma tutto questo non ci interessa. Ci interessa che ieri, al trentesimo del primo tempo con la Fiorentina sotto due a zero contro il Novara, Rossi ha sostituito Ljajic, e questo sedendosi gli ha detto qualcosa che l’allenatore non ha gradito a tal punto da decidere di menarlo, o almeno provarci (ma un po’ ci è riuscito). La curva viola, a conoscenza del gesto, ha iniziato a fare cori a sostegno dell’allenatore e contro Ljajic ”lo zingaro” (è serbo ergo zingaro ergo una merda). Oggi Rossi è stato esonerato (e squalificato per tre mesi).

Andate a leggere, su Twitter e su Facebook, o a sentire nei bar: stanno tutti (o quasi) con Delio Rossi. Si considera normale – di più: giusto – che un allenatore, un uomo di più di sessant’anni con quella responsabilità reagisca a delle parole (per quanto sbagliate fossero, e che sicuramente costeranno una multa) di un ragazzo di vent’anni, con le mani. I tifosi stanno con l’allenatore, contro “lo zingaro”, perchè due schiaffi non hanno mai fatto male a nessuno, perchè così impara, e via di banalità reazionarie. E qui sta il problema, grosso, del calcio italiano: nei tifosi, nove su dieci individui normali con una vita normale che allo stadio sfogano repressioni e frustrazioni che nulla hanno a che fare con la magia del gioco più bello del mondo, e che rivedono in Delio Rossi che picchia lo zingaro (o il ricco, questa è l’altra accusa, come se Rossi fosse clochard) se va bene ciò che vorrebbero essere e fare, se va male ciò che sono e fanno. Perchè è solo grazie alla partecipazione o alla connivenza dei tifosi che ogni settimana assistiamo (partecipi o conniventi, appunto) al razzismo considerato normale degli ululati o delle urla allo Zingaro, al sostegno alla violenza, a Di Natale che dice “Prandelli sbaglia, fare coming out è un errore, non si sa come i tifosi potrebbero reagire”. Un mondo gretto, chiuso, omofobo, razzista.

Non è un problema di soldi. Nel calcio inglese ne girano più che da noi, e le cose vanno molto meglio. É un problema di cultura sportiva, che in Italia semplicemente non esiste (e questo lo sa chiunque abbia partecipato anche a livello amatoriale a competizioni dilettantistiche). Insomma, abbiamo il calcio che ci meritiamo.

03. maggio 2012 di Jan
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